Un canale, tre fiumi e un naviglio

26 Maggio 2019

Vie d’acqua e biciclette

Partendo da Monza con la bici gravel, gli itinerari più logici portano quasi tutti alle vie d’acqua.

Oggi parto senza una meta prestabilita, come spesso accade quando son da solo. Mi piace farmi portare dalla bici: lei ha le idee più chiare di me e sa sempre dove andare a posare le ruote! Alla fine ne è uscito un giro tra un canale, il Villoresi, tre fiumi (Lambro, Adda e Brembo) e un naviglio: la Martesana.

Partiamo subito sull’alzaia del Villoresi per raggiungere in breve la ciclabile che porta al parco di Monza. Seguiamo quindi il fiume Lambro fino a Villasanta, dove lo abbandoniamo per uscire dal Parco di Monza. Su comoda ciclabile raggiungiamo il parco agricolo della Cavallera che ci permette di arrivare a Vimercate pedalando tra i campi su belle sterrate.

nella campagna Brianzola

Tra i campi fino al fiume

A questo punto ci affidiamo alle mappe del gps cercando di raccordare stradine e sentieri: Bellusco, Sulbiate, Cornate d’Adda. Eccoci al secondo fiume, l’Adda.

 

papaveri, campi di grano, boschi e coltivazioni di asparagi
il Ponte di Paderno

Il ponte di Paderno e le centrali elettriche lungo l’Adda

In discesa ne raggiungiamo l’alzaia e dopo esser passati sotto al ponte S.Michele (o ponte di Paderno), puntando sempre a sud in breve siamo a Trezzo. In questo tratto ci sono tanti pedoni e tanti altri bikers, bisogna fare un po’ di attenzione a bambini e pescatori ma tutto sommato si va via bene. Fontanella, pieno alle borracce, una barretta e si riparte.

 

pedaliamo lungo il fiume, dove il mondo agricolo si confonde con la vocazione industriale del territorio
Trezzo, la centrale Taccani

La rivoluzione industriale è iniziata qui

Questa mattina il cielo era velato e non faceva caldissimo, man mano che rasserena però la temperatura sale e adesso inizia a far più caldo. Passiamo davanti alla storica centrale elettrica Taccani posizionata proprio sotto alla torre del castello di Trezzo e proseguiamo verso sud fino al santuario di Concesa. Da quelle parti un ponte-passerella ciclopedonale permette di attraversare il fiume e raggiungere il Villaggio di Crespi d’Adda. Voluto sulla fine dell’800 dalla famiglia Crespi, industriali cotonieri, come villaggio ideale per i dipendenti del proprio stabilimento è un classico esempio di come durante la rivoluzione industriale anche molti imprenditori seguissero un nuovo modo di vedere il lavoro e il benessere delle maestranze. Il villaggio, tuttora abitato, è un museo all’aperto frequentato da migliaia di visitatori durante l’anno. Passiamo tra le casette allineate e tutte uguali col loro bel giardino e il cancelletto sulla via, prendiamo il viale principale che conduce al cimitero e una volta arrivati li imbocchiamo il sentiero che ne segue la recinzione sul lato est.

passerella per Crespi d'Adda

Siamo lontani da tutti i paesi adesso, ci dirigiamo verso il fiume Brembo passando per campi verdi punteggiati da una miriade di papaveri rossi e radi boschi di robinie. Costeggiamo il fiume fino a Brembate, adesso fa caldo ed è mezzogiorno passato, mi avvicino ad una fontanella per riempire le borracce e vedo che li a fianco c’è una bella gelateria: che faccio, vado via senza prendere un cono? Non se ne parla nemmeno, appoggio la bici al muro ed entro. Vista l’ora sono l’unico cliente e il gelataio ha voglia di parlare, mi prepara il cono – bello abbondante – e poi comincia a disquisire dottamente dell’arte gelatiera: praticamente un filosofo esteta del cono e della coppetta. Lo ascolto volentieri intanto che lecco il mio gelato (… ecco, vedi, quel gusto lì lo preparo con materie prime sceltissime: lo senti? Lo senti il gusto, il profumo?…) e dopo aver dato l’ultimo morso alla cialda ringrazio, lo saluto e riprendo a pedalare.

papaveri

Verso la metropoli

Resto sulla strada principale che in breve mi porta al ponte di Canonica d’Adda, poco a sud del punto in cui il Brembo si unisce all’Adda. Attraverso il fiume, svolto a sinistra e mi immetto sull’alzaia del Naviglio Martesana, direzione Milano. La ciclabile qui è larga e sterrata ma pedalabilissima, oltrepasso il punto in cui il Canale Villoresi scende con una imponente cascata artificiale e passa sotto alla Martesana per poi finire nell’Adda e in un attimo sono a Groppello. Sosta per foto di rito con la grande ruota idraulica e poi via seguendo la ciclabile verso ovest. È il primo pomeriggio, il cielo è ormai sereno e la temperatura è decisamente salita. Il caldo si sente di più anche perchè adesso il percorso alterna tratti nella campagna con sempre più frequenti attraversamenti di paesi.

paesi lungo la Martesana

La campagna lascia il posto alle città

Inzago, Bellinzago, Gessate, Gorgonzola, ormai Milano è li: ci son perfino le fermate della metropolitana! Il fondo sterrato lascia il posto all’asfalto e case e paesi si susseguono con continuità, non se ne distinguono quasi i confini e i grattacieli della metropoli son sempre più vicini. Cernusco, Vimodrone, Crescenzago, ormai siamo a Milano. Adesso sono fermo dove la Martesana passa sotto a Viale Monza, lascio il naviglio e passando davanti all’ingresso del mitico Zelig imbocco il viale con direzione Sesto San Giovanni.

la Martesana a Milano

Dalle ciclabili in campagna al traffico di Milano

Per fortuna che è domenica e a quest’ora il traffico è praticamente inesistente, però fa un certo effetto riprendere a pedalare tra le auto in mezzo ad alti palazzi. Arrivo a Bettola e quindi a Monza. Appena riesco mi reimmetto sulla ciclabile del Canale Villoresi che rapidamente mi porta al punto di partenza facendomi chiudere il giro. Anche oggi abbiamo fatto un bel po’ di chilometri e soprattutto abbiamo visto nuovi posti e nuove strade. Siamo tornati a casa: adesso sistemo la tuttofare e poi tolgo una birra dal frigo. Me la sono meritata e me la gusto con grande piacere mentre guardo le foto scattate oggi e rivivo la pedalata.

un canale tre fiumi un naviglio-percorso
Mario Cossa

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