Di vie d’acqua e di gravel

17 Febbraio 2019

Il fango e la brianza

Girare per i sentieri della Brianza in mountain bike d’inverno vuol dire infangarsi in maniera esagerata. Vero direte voi, ma dov’è il problema? C’è chi paga per andare alle terme a farsi coprire di fango! Ma l’argilla che trovi qui è un’altra cosa: penetra ovunque, ti devi lavare e rilavare per togliertela di dosso e poi ti accorgi che ne è rimasta ancora un po’ in un orecchio. Ma non è finita: quando hai ben fatto la doccia e hai spazzolato per benino quello che indossavi, devi dare anche una bella lavata alla bici. Però non bastano acqua, sapone, spugne e spazzolini: devi proprio smontarla per poterla pulire a fondo, altrimenti i cuscinetti si bloccano e il cambio non funziona più. Movimento centrale … serie sterzo … pulegge del cambio … cuscinetti delle ruote. Insomma, quello che per i profani è solo una bella attività per passare qualche ora all’aria aperta, per un biker diventa un impegno a volte anche un po’ stressante: qualche ora all’aria aperta per poi passare un pomeriggio a lavorare per sistemare tutto.

Vie d’acqua e biciclette Gravel

Per fortuna che adesso qualcuno ha inventato le bici gravel, ci puoi andare anche sull’asfalto ma il loro terreno preferito è lo sterrato, il ghiaino (gravel in inglese).

Già, qualcuno pensa davvero di averla inventato adesso! Son ragazzi ….

Così mi sono informato per benino sulle ultime tendenze e sulle nuove tecnologie (!), poi sono sceso nel box e ho tirato fuori la vecchia tuttofare, una KHS cross comp che era rimasta la a prender polvere per anni e anni. L’ho ripulita per benino e ingrassato dove necessario, ho cambiato manubrio e leve freno, ho messo delle gomme più performanti e … voilà, ho trasformato la mia vecchia gravel in una nuova gravel. Si, perché dopo aver fatto un sacco di strada con lei ho avuto parecchie altre bici: mtb, strada, ancora mtb, sempre più moderne, aggiornate e performanti. Poi … bè, poi ho ripreso a pedalare la vecchia tuttofare e entrambi abbiamo ricominciato a divertirci come ai bei vecchi tempi.

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Vecchio e nuovo  

Un cappello doveroso per raccontare di una giornata passata in sella a girovagare per fiumi e per colli. L’ho appena risistemata la KHS e ci ho anche già fatto qualche giretto, ma niente di impegnativo: è ora di cominciare a fare sul serio.

La campagna vicino alla città

Così una bella domenica mattina di febbraio, col cielo blu e le primule che iniziano a fiorire, io e la tuttofare iniziamo a percorrere l’alzaia del Canale Villoresi verso ovest, scendendo con la corrente (anche se adesso il canale è in asciutta). È bello scoprire che appena fuori dalla città, una volta passati sotto al ponte dell’autostrada e a quello della tangenziale, il mondo cambia completamente: campagna, cascine, vigne (!), filari di gelsi e pioppi, paesi e le montagne ancora innevate che chiudono il panorama laggiù in fondo verso nord.

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Canali, navigli e fiumi

Pedala, pedala arriviamo a Groppello d’Adda e da un canale passiamo a seguire un naviglio, la Martesana, pedalando su una bella sterrata fino a raggiungere il punto in cui il naviglio si stacca dall’Adda. Siamo a Vaprio, proseguiamo per Trezzo e poi ancora oltre.

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Il traghetto di Leonardo

A Imbersago la foto col traghetto, che pare sia stato progettato da Leonardo da Vinci in persona, è un must a cui non ci si può sottrarre, così la tuttofare si mette in posa e io scatto.

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Il tempo passa veloce come l’acqua che scorre nel fiume, inizia  a far tardi e dobbiamo ripartire. Allora via, e in men che non si dica siamo a Brivio: è l’ora della merenda, pausa gelato! E già che ci siamo ci mettiamo sopra anche la panna montata con la cannella, una vera leccornia.

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Si fa tardi

Lasciamo l’Adda pedalando in salita, direzione Airuno. Stiamo lontani dalle strade trafficate fino ad arrivare a Santa Maria Hoè, giriamo dietro a Montevecchia insomma, poi giù a Costa Masnaga dove  iniziamo a vagare per stradine cercando di arrivare a prendere la ciclovia del Lambro per chiudere il giro. Ormai si gioca in casa, da qualsiasi parte la prendi son sentieri che abbiam percorso un sacco di volte, quindi cerchiamo di non complicarci troppo la vita e scendiamo la corrente del fiume come i cavedani fino a tornare al punto di partenza, a Monza. Non era certo l’alba questa mattina quando siam partiti, il sole era già alto nel cielo blu, ma adesso è tramontato e io son qui a fotografare la luna piena nel cielo colorato del crepuscolo. Giornatona oggi, di quelle che si ricordano a lungo!

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